Montalbano Jonico, cornice del Parco Letterario “Francesco Lomonaco”


Basilicata, giornata di sole, davanti a me l’Arco dell’Orologio. Un tempo non vi era l’orologio ma solo una porta di origini normanne, detta porta del Castello, solo varcandone la soglia si accedeva al centro storico del paese. All’interno dell’arco si è ben difeso dal logorio l’incavo da cui scendeva la saracinesca che regolava l’ingresso e l’uscita da Montalbano Jonico.

Grafica di Montalbano Jonico

Fra le mani un antico sonetto, datato 1802. Alessandro Manzoni lo dedicò al montalbanese Francesco Lomonaco.

per la vita di Dante

Come il divo Alighier l’ingrata Flora

  Errar fea, per civil rabbia sanguigna,

  Pel suol, cui liberal natura infiora,

  Ove spesso il buon nasce e rado alligna,

Esule egregio, narri; e Tu pur ora

  Duro esempio ne dai, Tu, cui maligna

  Sorte sospinse, e tiene incerto ancora

  In questa di gentili alme madrigna.

Tal premj, Italia, i tuoi migliori, e poi

  Che pro se piangi, e ’l cener freddo adori,

  E al nome voto onor divini fai?

Sì da’ barbari oppressa opprimi i tuoi,

  E ognor tuoi danni e tue colpe deplori,

  Pentita sempre, e non cangiata mai.

Il rintocco delle lancette scandisce lo scorrere della giornata.

Arco dell'Orologio a Montalbano Jonico

Parco Letterario “Francesco Lomonaco”

Il 14 agosto 2019 è stata firmata la convenzione per l’istituzione del Parco Letterario “Francesco Lomonaco” tra il presidente dei Parchi Letterari Italiani Stanislao De Marsanich, il sindaco Piero Marrese in qualità di presidente della provincia di Matera e l’assessore alla cultura Ines Nesi in rappresentanza del comune.

Non ci sono recinti, muri, cancelli o orari per i visitatori. Cos’è un parco letterario?

Parco letterario di Costante De Simone – Enciclopedia Italiana – VII Appendice (2007): Con la locuzione parco letterario si indicano iniziative culturali, a volte molto differenti tra loro, che hanno lo scopo comune di rendere partecipi i visitatori del parco di opere della letteratura in forme più estese della pura lettura del testo. I p. l. si differenziano da quelli propriamente logistici o naturali per il fatto che non hanno precise delimitazioni di confine. Il p. l. può comprendere uno e più luoghi, ruderi, case, interi centri storici, sentieri, vecchie strade dentro o fuori gli agglomerati abitativi. In tale spazio vanno ricostruite le esperienze visive ed emotive dell’autore, con attività che stimolino curiosità e fantasia nel visitatore. Si ricerca così ogni tipo di intervento atto a ripristinare il ricordo del letterato o della sua ispirazione tenendo conto dell’ambiente, della storia, delle abitudini e delle tradizioni di chi vive nel luogo stesso.

Parco Letterio "Francesco Lomonaco" a Montalbano Jonico

Chi era allora Francesco Lomonaco? Quali luoghi e persone frequentava? Quali sono i profumi della sua terra di origine e che aspetto avevano le viuzze storiche che percorreva?

Sono in piazza Cirillo, di impronta medievale, nei pressi dei calanchi. Osservando la catena montuosa del Pollino e dell’Appennino e il paese fantasma di Craco vi racconto una storia tutta lucana…

22 novembre 1772, Montalbano Jonico, comune della provincia materana, nasce Francesco Lomonaco.

Figlio di Margherita Fiorentino – sorella del medico Giuseppe Fiorentino – e di Nicola, dottore laureatosi a Napoli. Nell’atto di battessimo venne registrato con il nome di Maurizio, Francesco, Saverio, Bernardo, Gaetano e Donato. Facile immagine il perché i montalbanesi preferirono riconoscergli un nomignolo, Ciccio. Come Francesco trascorreva le sue giornate? Si nutriva voracemente di libri. Assimilò le lingue classiche – latino e greco – l’ebraico, la filosofia, la matematica, la fisica e l’archeologia dagli insegnamenti dell’abate Nicola Maria Troyli, anziano uomo di cultura e profondo conoscitore. Al mattino era solito nascondersi in una grotta fuori dal centro abitato e leggere; la notte in compagnia dei soli moccoli di candela prendeva appunti. Era ancora molto giovane quando già dava dimostranza dei suoi studi: a Tursi traducendo difficili brani di autori latini e disegnando cartine geografiche; a Ferrandina vantando conoscenze matematiche e insegnando, a sedici anni e per due anni consecutivi, nel suo comune.

Non si può affermare desse molto adito all’estetica: un aspetto trasandato faceva da cornice ad una bassa statura, una testa sproporzionalmente grande rispetto al corpo, un viso bislungo, un naso grosso e un colorito olivastro.

1790, Montalbano Jonico, Francesco Lomonaco lascia i suoi affetti.

Si trasferì a Napoli per studiare prima giurisprudenza e poi medicina. Qui si sensibilizzò alla cultura francese e, quindi, alla lettura di Rousseau e alla traduzione di De Mably.

1799, Napoli, Francesco Lomonaco prende parte al movimento rivoluzionario che decreta la nascita della Repubblica napoletana; è tra gli assediati di Castel Sant’Elmo.

Scampato al capestro borbonico, il suo cognome venne trascritto Lamanica, esule prima a Marsiglia, poi in Svizzera, quindi a Milano. Grazie all’aiuto di Vincenzo Monti, qui, riuscì ad ottenere l’insegnamento di storia e geografia al Collegio militare di Pavia.

Soprannominato il Plutarco italiano, fu medico di Ugo Foscolo e considerato un maestro da Alessandro Manzoni. Gabriele Ronzano nel suo libro Fermo e Lucia, ipotizza sia stato lui a donare allo scrittore milanese il manoscritto da cui egli trasse ispirazione per il suo romanzo, I promessi sposi. Una tesi simile è stata avanzata da Giuseppe Michele Scaccuto in Eresie su Francesco Lomonaco, in cui si ricercano similitudini tra la forma di scrittura utilizzata da Lomonaco e quella del Manzoni.

Francesco Lomonaco entrò in dialettico confronto con i grandi della cultura nazionale, assolvendo al notevole compito di portare a conoscenza degli intellettuali del Nord lo storicismo di Giambattista Vico e tutti i fertili stimoli della cultura napoletana.

Primo settembre 1810, Pavia, Francesco Lomonaco muore suicida. Unico esiliato eccellente a non aver avuto la possibilità di far ritorno nella sua terra d’origine

Dedicò Vite degli eccellenti italiani all’Italia e non, come si usava fare, a questo o quel personaggio di riguardo. Era il rifiuto della letteratura asservita al principe ed era anche l’invito a dare un senso unitario e nazionale alle battaglie politiche. Come il Foscolo e il Manzoni ebbe atteggiamenti tormentati nei riguardi di Napoleone Buonaparte. La sua opera, Discorsi politici e letterali, mal gradita al potere napoleonico, fu perseguitata dalla censura e ritirata dal mercato. La sua ultima lettera:

Caro ed amato fratello, dopo l’epoca della stampa del mio ultimo libro Discorsi filosofici e letterari, io sono stato il bersaglio della maldicenza, della delazione la più infame e della calunnia. I miei fieri e implacabili nemici, non contenti di tutto ciò, muovono ora tutte le macchine per perdermi, sicché profittando degli esami pubblici che i signori allievi di questa Reale Scuola debbono fare, s’ingegnano che essi riescano a mio svantaggio, per seppellire nella vergogna il mio nome. Le prove che ho sono tanto lampanti che non mettono alcun dubbio. Ma perché ciò non accada, ho destinato di troncarmi la vita. Se vissi sempre indipendente e glorioso, voglio morire indipendente e gloriosissimo: so che questo passo fatale vi amareggia immensamente, ma col fato non lige dar di cozzo. Spero che gli autori della fine dei miei giorni avranno l’umanità di farvi pervenire un po’ denaro ed un oriulo d’oro frutto dei miei lunghi ed assidui studi. Saluto voi, i cari nipoti, la sorella, la cognata, i parenti tutti. Arrivederci all’altra vita.

Ciccio

Alcuni scritti

Rapporto al cittadino Carnot (1800), Analisi della sensibilità e delle sue leggi e delle sue diverse modificazioni considerate relativamente alla morale ed alla politica (1801), Vite degli eccellenti italiani (1802), Vite dei famosi capitani d’Italia (1804), Discorsi letterari e filosofici (1809).

Ringrazio la Pro Loco di Montalbano Jonico per la collaborazione.

Per ulteriori informazioni:

https://www.facebook.com/prolocomontalbanoJonico/

Grazia Valeria Gelsomina Ruggiero

Grazia Valeria Gelsomina. Mina per gli amici. Lucana. Designer. Cosa voglio fare da grande? Conosco una parola contenitore di ciò che mi piace: “creare”. Che si tratti di un disegno su carta che prenderà forma, di una pagina bianca che attende di essere scritta o di realizzare da zero un contenuto grafico. Attualmente collaboro con il Mattino di Puglia e Basilicata. Ho frequentato un Master in editoria e comunicazione che mi ha lasciato, fra le tante cose, quattro empatici amici con cui condividere questo nuovo viaggio. Perché scrivere della mia terra in un blog? Sono di buona forchetta e qui c’è cibo buono in abbondanza. Mi perderei nei vicoli di antichi borghi senza controllare l’ora. Non dico mai no ad un’escursione, che sia in un bosco, ai piedi di una cascata, fra le dolomiti, su un lago…. Ma quanti scenari offre la Basilicata?

Condividi