Barile e il suo originale intreccio di culture


La tradizione arbëreshë

Passeggiando tra le strade di un paese nella provincia di Potenza si possono incontrare un centurione, una zingara piena di oro e delle bambine con delle bambole di stracci in braccio che stanno per celebrare il Puplet e Shenjanjet. Singolare, vero? Eppure, esiste davvero un luogo in cui tutte queste tradizioni si mescolano creando un incontro a dir poco unico. Si tratta di Barile, uno dei paesi lucani di cultura arbëreshë, insieme a Ginestra, Maschito, San Costantino Albanese e San Paolo Albanese.

Grafica di Barile

Insieme agli altri paesi, Barile è riuscito a conservare le caratteristiche etnolinguistiche della cultura arbëreshë, che mescola l’antica lingua albanese parlata soprattutto nel sud del Paese, all’italiano: arbëreshët e Italisë, ossia gli albanesi d’Italia o italo-albanesi, con cui si riconosce la minoranza storicamente stanziata in Italia meridionale e insulare e, quindi, anche la loro lingua.  Ma non è tutto. La cultura arbëreshë si è fusa alle altre culture che hanno attraversato questo territorio: Greci, Romani, Bizantini e Greco-Albanesi.

Tradizioni tra il sacro e il profano

Unire tante culture così diverse tra loro ha prodotto la nascita di una tradizione tutta barilese, in cui i riti sacri e quelli profani convivono alla perfezione. Il sacro ha come simbolo la famosa Via Crucis di Barile, mentre quelli profani attraversano la ritualità delle popolazioni contadine del sud Italia, come nel caso del Battesimo delle bambole.

La Via Crucis

La Via Crucis di Barile ebbe origine nel 1600 ed è considerata tra le più antiche della Basilicata e del sud Italia. Il dramma del Golgota venne messo in scena per la prima volta dal sacrestano della chiesa di San Nicola, oggi portata avanti egregiamente dal Comitato Sacra Rappresentazione Barile presieduto da Angela D’Andrea.

Il falò di San Giuseppe, il 19 marzo, sancisce l’entrata nel clima del venerdì Santo con la sfilata dei tre giovani selezionati per interpretare i centurioni a cavallo nella Via Crucis, per le strade che ospiteranno la processione. La tradizione vuole che uno dei centurioni suoni la tromba, stazionando sotto le abitazioni di chi impersonerà il Cristo con la croce e la Madonna.

Il corteo del venerdì Santo è diviso in 25 gruppi, con circa 116 figuranti di ogni età e tre raffigurazioni del Cristo: con la croce, con la colonna e con la canna. La prima raffigurazione vede il Cristo sfilare scalzo per le strade, per un percorso di circa quattro chilometri, con la croce sulle spalle e una catena di ferro ai piedi. A partire dagli anni Quaranta, è diventata l’unica figura del Cristo a sfilare scoperta, ossia senza essere nascosta da un cappuccio, tradizione che, invece, permane per le altre due. La seconda, quella del Cristo con la colonna, è la rappresentazione del momento in cui viene legato a una colonna, appunto, per esser fustigato, e per questo motivo è anche nota come Flagellazione di Cristo. Di particolare impatto emotivo è la rappresentazione di Cristo con uno scettro di canna, che ricorda il momento in cui, dopo averlo fustigato, Pilato lo mostra alla popolazione con le ferite sanguinanti e una corona di spine sul capo, pronunciando la frase «Ecce homo». Ecco l’uomo, per dimostrare che fosse stato punito per davvero, appagando il desiderio di sangue del popolo.

Accanto alle tre raffigurazione del Cristo, vi sono anche altri personaggi a cui la tradizione barilese è molto legata come quello della Zingara, del Moro e del Malco, tutte di origine pagana. Si pensa che la Zingara sia colei che fornì i chiodi rudemente forgiati, con i quali avvenne la crocifissione. Da Natale in poi la ragazza di Barile che interpreterà la Zingara realizzerà il corpetto del suo abito con l’oro donato dalle famiglie del paese. La Zingara lo indosserà anche sulle dita e sulle braccia, sul collo e tra i capelli, sfilando tra le strade con la sua risata sfacciata, regalando alla gente ceci e confetti, estratti da un cestino in cui si intravedono i chiodi della crocifissione.

Zingara, personaggio della Via Crucis di Barile

Invece, il personaggio di Malco rappresenta l’uomo che, avendo schiaffeggiato Gesù, sarà condannato a non trovare pace in eterno, e per questo all’interno della rappresentazione non avrà mai un posto fisso. È legato da funi con le quali si batte, e indossa grosse scarpe, calzate a rovescio come cilicio.

Il Malco, personaggio della Via Crucis di Braile

Infine, il Moro che non ha una identità precisa, ma più probabilmente ha il ruolo di un personaggio di contrasto perché pagano.

Un’altra chicca della Via Crucis di Barile è rappresentata dalla presenza di trentatré giovani vestite di bianco, a simboleggiare gli anni del Salvatore. Ciascuna di esse sostiene un vassoio, contenente un oggetto della Passione: un martello, una spugna, dei chiodi, una tenaglia, 30 denari, la corona di spine e così via.

La Via Crucis di Barile è ricca di tanti piccoli elementi che la rendono unica, grazie soprattutto alla fusione di culture diverse tra loro che hanno trovato un punto di incontro in una manifestazione che attira ogni anno migliaia di persone.

Puplet e Shenjanjet, il Battesimo delle bambole

Un altro evento tipico della cultura barilese e, più precisamente, arbëreshë è il Puplet e Shenjanjet, il Battesimo delle bambole, una cerimonia laica che si ripete nel giorno di San Giovanni Battista, il 24 giugno. Al rito partecipano tante famiglie e bambine in costume tipico arbëreshë.

Le giovani, tra i sette e gli undici anni, vengono accompagnate nel piazzale della stazione di Barile dalle loro madri. La tradizione vuole che, per l’occasione, si realizzi una bambola con delle fasce e dei pannolini avvolti intorno a un grosso mestolo di ferro o di alluminio, coperti con una camicina o una maglietta. La testa è ottenuta con degli stracci avvolti in un panno bianco; il capo è coperto da una cuffietta di lana e il viso è dipinto.

Disposte a coppie su una scalinata, reggono in braccio la bambola, ripetendo i passi di una danza. Le bambine poggiano a terra la bambola con cura e, saltando per tre volte, recitano una formula:

“Pupa de San Giuanni

Battizzami sti pann,

Sti pann so’ battezzate,

Tutte cummari sime chiamate”

Questo rito, viene riproposto ogni anno il 24 giugno nel piazzale Angelo Bozza dall’Associazione Intercultura presieduta da Giovina Paternoster. Esso ha tutte le sembianze di un battesimo, vede poi l’intervento della “madrina”, la quale prende la bambola e la consegna tra le braccia della “madre”. E come ogni battesimo che si rispetti, si festeggia consumando dei biscotti tipici, a base di farina, zucchero e latte. Un rito unico nella sua specie, in cui vengono offerti dei profumatissimi biscotti all’essenza di vaniglia e limone. Riuscite a pensare a qualcosa di meglio? 

Ringrazio la Pro Loco di Barile e il presidente Unpli Basilicata Rocco Franciosa.

Per maggiori approfondimenti: http://www.prolocobarile.it/ e https://www.facebook.com/Via-Crucis-Barile-112190870442143/

Sara D’Agrosa

Amo le parole in ogni loro forma, origine e specie, anche quando mi si rivoltano contro. Sarà per questo che ho studiato Traduzione Specialistica, così da saperle usare anche in altre lingue e poter sfogare la mia maniacalità sulle traduzioni. Adoro l’inglese e lo spagnolo, oltre all’italiano ovviamente, e il nostro può definirsi un affetto stabile da ormai più di dieci anni. Sono tanti gli ambiti in cui ho applicato le mie conoscenze e ho cercato di chiudere il cerchio con un Master in Editoria e Comunicazione, dove ho conosciuto i miei fantastici compagni di viaggio. Al momento collaboro con il Mattino di Puglia e Basilicata, attraverso il quale ho ritrovato il mio interesse per la scrittura. Un modo per riscoprire la mia regione dopo qualche anno di assenza, apprezzarla e raccontarla. Sono logorroica… si era capito?

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