Tolve: città dell’accoglienza, scrigno di fede e storia


San Rocco, maestro di carità

Ci incamminammo in una sera d’estate, pieni di adrenalina, carichi di emozione. Gli zaini, le borracce piene e i bastoni recuperati per strada. Ci sentivamo così fortunati, macinavamo chilometri e la luna piena ci faceva luce. Passo dopo passo, la stanchezza si faceva sentire. Ognuno con le sue motivazioni, ognuno con la richiesta che conservava nel cuore e che avrebbe portato ai piedi di quella statua dorata, di quella statua che ti riempie di emozione per la sua funzione da tramite verso quel qualcosa che non può essere racchiuso in una piccola seppur preziosa scultura. Il santuario era lì, la meta del nostro essere pellegrini. La ripida scalinata fatta di corsa, evitando di calpestare i piedi nudi di chi scala quella “montagna spirituale” sentendo la pietra fredda, con la speranza di poter alleviare i propri tormenti.

Un ragazzo giovanissimo canta, e la chiesa colma di fedeli esplode di emozione: «Evviva Santi Rocco! …ca int’a Tolve stai”».

Grafica di Tolve

Tulbium, Tulbe, Culbe, sono i nomi che troviamo nelle fonti storiche in cui viene citata Tolve, la nuova tappa del nostro viaggio tra le 131 meraviglie lucane.

Tolve situata a 30 chilometri da Potenza, posta a 568 metri sul livello del mare, ricca di storia e di bellezze architettoniche, è una cittadina di 3.240 abitanti (i tolvesi) abituati all’accoglienza di migliaia e migliaia di pellegrini.

La sua storia parte da lontano e grazie all’ausilio e alla guida degli amici della Pro Loco di Tolve potremo ripercorrere le tappe principali della sua formazione.

Le scoperte archeologiche

Per avere contezza della storia della cittadina dobbiamo far riferimento ad alcune ricerche in ambito archeologico. Alla fine del 1800 vengono rinvenuti in contrada Moltone due frammenti d’iscrizione, in particolare, uno in latino ed uno in lingua osca. Gli studi archeologici riprendono nell’estate del 1969 sempre sulle pendici del Monte Moltone, dove vengono ritrovati un bronzetto e dei frammenti di manufatti antichi: è chiaro quindi che nel territorio di Tolve le prime tracce di insediamenti possono risalire al periodo neolitico.

La Villa Ellenistica di Monte Moltone

Alle falde del Monte Moltone, presso la masseria D’Erario, emergono dei resti di una villa rustica di età ellenistica in alcune campagne di scavo dal 1969 al 1974. Al momento del ritrovamento, era la più antica villa rustica nota fino ad allora in Italia Meridionale. Analizzando l’impianto della villa, si nota la presenza di elementi greci ma la divisione degli spazi è di età romana. La trasformazione della villa è tangibile nel materiale archeologico rinvenuto. L’edificio è raccolto in una corte con un riquadro pavimentato con tessere fittili e in cui si individuano i vari ambienti. Di notevole interesse il bagno di tipo ellenistico a semicupio e una fornace a pianta circolare per la produzione di ceramica.

Il Ponte del Diavolo o Ponte Vecchio

La struttura originaria del ponte è di impianto romano, modificata poi durante il Medioevo. Molto discussa è la sua storia, alcuni studiosi asseriscono che vi siano passate le truppe di Varo di ritorno da Roma, sconfitte nella battaglia di Canne del 2 agosto 216 a. C. dalle truppe di Annibale.

Gli archi

Passeggiando tra le stradine tolvesi ciò che balza all’occhio del visitatore è la cura del suo centro storico, fatto di salite, scalinate e di tanti archi. I quattro archi rappresentano le quattro porte d’ingresso, essi costituivano infatti la cinta muraria del borgo medievale fortificato.

Arco delle Torri

L’Arco delle Torri è raggiungibile sia da via Marsala che da Corso Vittorio Emanuele. L’arco è databile ai secoli XVII e XVIII ed è realizzato in pietra bugnata con una volta a botte, sulla sinistra è visibile una delle torri superstiti.

Arco dell’Orologio

Il nome deriva da una torre posta affianco all’arco con un orologio che scandiva il tempo, nelle sue dirette vicinanze è situata una graziosa piazzetta, la piazza dell’Orologio.

Arco del Portello

L’Arco del Portello è l’unico lascito che il tempo ci ha donato dell’antico castello costruito dai Longobardi e successivamente potenziato dai Normanni. L’arco serviva infatti da passaggio a chi aveva scontato una pena detentiva nel castello.

Arco D’Erario

L’Arco D’Erario è inglobato nel palazzo dell’omonima famiglia, presente a Tolve dal XV secolo. Alla sua destra è visibile “la casa della Mammana” riconoscibile dallo stemma del comune di Tolve e dove, un tempo, venivano abbandonati i neonati attraverso un foro circolare.

La Chiesa di San Nicola, santuario di San Rocco

Come in quasi tutti i comuni lucani, la presenza di chiese e luoghi di culto è davvero intensa. A Tolve sono presenti dieci chiese racchiuse nel suo territorio cittadino e rurale.

La Chiesa di San Nicola, santuario di San rocco

La chiesa madre di San Nicola, attuale santuario di San Nicola è suddivisa in tre navate, le sue origini molto probabilmente sono medievali. La chiesa è dedicata a San Nicola vescovo che sino al 1700 era anche patrono della cittadina. Alla costruzione si accede mediante una imponente scalinata a sei rampe. L’edificio presenta due portali, il primo realizzato in pietra lavorata e scolpita, il secondo situato dietro il campanile è sormontato da uno stemma con la datazione 1753, raffigurante un castello con tre torri e una porta. Appena entrati colpisce subito il presbiterio, con un ampio coro ligneo e una copertura a cupola sferica. Nella navata laterale di sinistra è conservato un polittico di scuola napoletana risalente al 1545 raffigurante la Madonna con il Bambino tra i santi Pietro e Nicola attribuito a Stefano Sparano da Caiazzo. Nella navata di sinistra è conservata la veneratissima statua lignea di San Rocco realizzata in legno intagliato e dipinto che secondo la tradizione è stata abbandonata dai soldati francesi fuori dalla cittadina.

La sagrestia è molto ampia tanto da poter esporre le migliaia di ex voto donati al Santo, ora conservati nella sede della Casa del Pellegrino.

Quest’anno a causa della stringente normativa anti Covid l’attività di accoglienza dei pellegrini è sospesa e gli ex voto non sono visitabili, tuttavia sono ugualmente tanti i devoti giunti a Tolve lo scorso agosto e tanti ne giungeranno in questi giorni della festa settembrina.

San Rocco maestro di carità

La statua

La statua di San Rocco conservata nel santuario di Tolve è una veneratissima statua di legno di olivo di cui non si conosce il nome dello scultore in quanto è stata probabilmente ritrovata in una località molto vicino all’abitato. Secondo la tradizione, è stata abbandonata dalle truppe francesi in ritirata. Essa ha un caratteristico colore bruno-dorato in seguito ai due incendi subiti e causati dai tantissimi ceri che un tempo si accendevano attorno. Osservando il suo volto ci si sente conquistati da uno sguardo penetrante e da una sottile amarezza, ma anche da un sorriso rassicurante. La mano destra indica la ferita della peste sulla gamba. L’effigie è affiancata da un piccolo cagnolino con in bocca un pezzo di pane. La statua nei giorni direttamente precedenti alle feste del 16 agosto e del 16 settembre viene, tramite una apposita rete, ricoperta da un vestito d’oro realizzato dalle signore con l’oro votivo donato da migliaia di pellegrini al santo patrono.

Rocco, è uno dei santi più venerati del mondo cattolico, poco si conserva della sua vita che rimane per molti tra storia e leggenda. Rocco nasce in Francia, a Montpellier da nobile e cristiana famiglia. Patrono e protettore degli appestati, dei contagiati, invocato più volte in piena emergenza Covid, rappresenta per molti uno spiraglio di speranza. È conosciuto da tanti come “maestro di carità” anche durante la pandemia, nei mesi passati infatti una parte del suo oro votivo è stato devoluto in favore dell’acquisto di un ecografo.

Il pellegrinaggio: “Sciat’ allegr’! Allegr’ sciam’”

Sciat’ allegr’: allegr’ sciam’ è una esortazione in dialetto tolvese rivolta a tutti coloro che intraprendono il cammino da pellegrini verso il santuario.

Questo saluto in origine si rivolgeva alle persone che, andando in campagna per svolgere il lavoro nei campi, si incrociavano nei tratturi.

Da qualche anno l’associazione Amici del Pellegrino ne ha fatto un saluto e un motto da rivolgere ai tanti pellegrini che ancora percorrono i “Percorsi rocchiani”, le tradizionali vie del pellegrinaggio che portano a Tolve.

La prima parte “Sciat’ allegr’” è un monito: siate sereni, continuate il vostro incedere pieni di speranza perché c’è qualcuno e qualcosa che vi attende. La seconda “Allegr’ sciam’” è la risposta dei pellegrini: sereni proseguiamo nel cammino.

La tradizione vuole che tanti pellegrini provenienti da dai vicini paesi di Spinazzola, Minervino Murge Montemilone, Palazzo San Gervasio, Genzano, Banzi, Grassano, Oliveto Lucano, Calciano, Forenza, Acerenza e Oppido Lucano grazie ai tratturi e ai sentieri giungano a Tolve a piedi con la speranza e con tante domande nel cuore. Un modo di dire tolvese che più di tutti gli altri rappresenta l’allegria dell’accoglienza: sereni e speranzosi tutti sarete accolti dal santo, la vostra fatica e  il vostro incedere saranno premiati. Lo sguardo dolce di San Rocco, protettore degli appestati ha sempre una consolazione per tutti.

Grazie di cuore alla Pro Loco di Tolve per le preziose informazioni. Sul sito https://www.forzatolve.com/i-tesori/# è possibile scaricare una brochure dedicata a tutte le meraviglie visitabili nella cittadina lucana.

Antonella D’Andria

Lucana. Laureata magistrale in Lingue e letterature straniere, ho una passione incontrollabile per lo spagnolo in tutte le sue forme artistiche, culturali e gastronomiche. Lui apprezza e contraccambia. Dal 2014 mi occupo della comunicazione digitale della Pro Loco di Acerenza e da qualche anno collaboro con una importante azienda lucana. Ho conseguito un master in Editoria e comunicazione, percorso che mi ha permesso di conoscere dei giovani brillanti che sono diventati i miei compagni di avventura in #ioviaggiolucano. Scrivo per il Mattino di Puglia e Basilicata, luogo virtuale che mi concede di fare ciò che amo di più: raccontare il mio territorio. Antonio è il mio paziente fidanzato.

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